L’integrazione dell’esercizio fisico in oncologia rappresenta oggi una delle evoluzioni più rilevanti nella gestione del paziente con tumore. Non si tratta più solo di supporto alla qualità della vita, ma di un vero e proprio intervento terapeutico, supportato da evidenze scientifiche sempre più solide.
Per fisioterapisti, chinesiologi, medici oncologi e professionisti sanitari, acquisire competenze in questo ambito significa rispondere a una crescente esigenza clinica con strumenti efficaci, sicuri e personalizzati.
Exercise Oncology: perché il movimento è una terapia
Quando una persona riceve una diagnosi oncologica, l’attenzione si concentra quasi esclusivamente su farmaci e trattamenti. L’attività fisica raramente viene considerata una priorità.
Oggi, però, la ricerca scientifica ha completamente ribaltato questa visione: il movimento è una vera e propria terapia.
Come evidenziato dal lavoro di Francesco Bettariga, fisioterapista e ricercatore impegnato nello studio dell’interazione tra esercizio fisico e biologia tumorale, l’attività fisica può influenzare non solo la qualità della vita, ma anche i meccanismi della malattia e la risposta ai trattamenti.
Il muscolo come organo endocrino: il ruolo delle miochine
Uno degli aspetti più innovativi riguarda il ruolo del muscolo durante l’esercizio.
Non si tratta solo di contrazione e consumo energetico: il muscolo agisce come un vero organo endocrino, rilasciando miochine nel circolo sanguigno.
Queste molecole hanno effetti sistemici e, secondo le evidenze emergenti:
- contribuiscono a modulare l’infiammazione
- influenzano il microambiente tumorale
- possono interferire con la proliferazione delle cellule tumorali
Alcuni studi sperimentali mostrano che programmi di allenamento strutturati possono ridurre significativamente la crescita cellulare tumorale in specifici contesti clinici.
Questo rafforza il concetto di exercise medicine: l’esercizio fisico come intervento biologicamente attivo.
Benefici dell’esercizio fisico nei pazienti oncologici
La letteratura scientifica è sempre più concorde nel dimostrare che l’attività fisica, dopo la diagnosi, è associata a migliori outcome clinici in diversi tipi di tumore.
Benefici principali:
- Riduzione della mortalità
- Diminuzione del rischio di recidiva
- Migliore tolleranza a chemioterapia e radioterapia
- Riduzione degli effetti collaterali
- Miglioramento della forza, della capacità funzionale e della salute cardiovascolare
- Incremento della qualità della vita
In alcuni studi longitudinali, l’attività fisica regolare è risultata associata a una riduzione significativa della mortalità, con impatti paragonabili – in specifici contesti – a quelli di alcune terapie farmacologiche.
Un dato che sottolinea il valore clinico dell’esercizio come parte integrante del trattamento.
Fatigue oncologica: il paradosso del movimento
Uno dei sintomi più diffusi nei pazienti oncologici è la fatigue, una stanchezza persistente e profonda, diversa dalla normale fatica quotidiana.
L’approccio spontaneo è spesso il riposo. Tuttavia, l’inattività innesca un circolo vizioso:
- perdita di massa muscolare
- riduzione della capacità funzionale
- peggioramento della stanchezza
L’esercizio fisico rappresenta invece l’intervento più efficace per interrompere questo meccanismo.
Anche nei momenti di maggiore debilitazione, è possibile introdurre attività minime ma strategiche:
- esercizi con elastici
- pedaliera da casa
- movimenti funzionali semplici (alzarsi e sedersi)
Il movimento, anche a bassa intensità, diventa il primo passo per recuperare energia.
Prescrizione dell’esercizio: un approccio clinico personalizzato
Non esiste un protocollo universale per il paziente oncologico.
L’esercizio deve essere prescritto e adattato in base a:
- tipo e stadio del tumore
- trattamenti in corso
- condizioni cliniche
- livello di affaticamento e capacità funzionale
Le linee guida raccomandano una combinazione di:
- esercizio aerobico
- allenamento di resistenza
Un parametro utile nella pratica clinica è la percezione dello sforzo (scala 0–10), con intensità efficaci generalmente comprese tra 6 e 8: uno sforzo moderato-alto, sostenibile ma stimolante.
Fondamentale: evitare sia l’inattività sia carichi non adeguati.
Sicurezza e falsi miti da superare
Uno degli ostacoli principali è rappresentato dalle paure legate al movimento.
In realtà:
- dopo interventi chirurgici e ricostruzioni, l’esercizio progressivo è sicuro e benefico
- il rischio aumenta solo in condizioni specifiche, come metastasi ossee, dove è necessaria una valutazione specialistica
Per questo è essenziale affidarsi a professionisti formati in riabilitazione oncologica.
Exercise Medicine: prescrivere il movimento
L’esercizio fisico deve essere considerato a tutti gli effetti una terapia.
Così come un farmaco viene dosato in base al paziente, anche l’attività fisica deve essere:
- personalizzata
- progressiva
- monitorata
Questo approccio, già integrato in alcuni sistemi sanitari internazionali, rappresenta una delle direzioni più importanti per il futuro dell’oncologia.
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👨🏫 Docente: Francesco Bettariga
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Un approccio concreto, immediatamente applicabile.
Perché partecipare
Questo corso ti permette di:
- Integrare l’esercizio nei percorsi oncologici
- Lavorare in modo sicuro ed evidence-based
- Differenziarti professionalmente in un ambito in forte crescita
A chi è rivolto
- Fisioterapisti
- Chinesiologi / laureati in scienze motorie
- Medici oncologi e professionisti sanitari
Conclusione
L’evidenza scientifica è chiara: l’esercizio fisico è parte integrante della terapia oncologica.
Ma perché sia davvero efficace, deve essere prescritto e gestito da professionisti formati.
Formarsi oggi in exercise oncology significa migliorare la qualità della cura e avere un impatto reale sulla vita dei pazienti.
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